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- non
non è un reato godere non è stato un peccato gioire non è il vino a far ballare gli specchi non ce l'ha messo la madre quel sorriso su gli occhi stamattina mentre sedeva davanti al caffè ha sorriso guardando le foto attaccate al muro nel passato ha disperso libri, chiavi, semi, malinconia non si è accompagnato di rabbia il suo pasto non sempre ha conosciuto il nome di chi ha abbracciato ha rinforzato i piedi ha sentito il cuore non è di tristezza la trama dell'avvenire l'altro ieri ha brindato ai nomi assenti
- buongiorno
ognuno sta come vuole stare con le cose del peccato o del reato gioire o appassire recriminare o fuggire ognuno sta come vuole stare non ci sono tentazioni né infingimenti dissoluzione o assoluzione ognuno sta ed è subito luce
- uè carlo
in mezzo alle piazze nei libri di riporto il tuo viso portato sulle barchette di carta le tracce del tuo corpo accidentato è il dolore nell'assenza la verità scandaglia come se fossi morto sei diventato gigante eppure ogni luglio la contrazione lo stesso singhiozzo ruvido disturbante nel petto mai disperso carlo! ardente è il respiro chi si offende non muore mai chi si incazza vive due volte chi ride sopra il cappello resta eterno sicché il coraggio è nel cuore la gioia è profondamente rivoluzionaria passa 'o tiempo e che fà tutto cresce e se ne va cantava la risacca del mare
- sfarzo di fallo
cammino nel dolore agreste con passo urbano di acqua e di sale si sazia il respiro allarmante è il saccheggio lo scavalco è bambino come un contadino egli conosce le temperature delle stagioni l'accusa è nella bocca le distanze sono distese i passi hanno lasciato la conduzione sotto quale coperta è presente la grazia della dignità? si è chiesto la croce che non ha più trovato il cristo nel sangue degli altri si è schiodato è scivolato via dal panno nessun palmo lo trattiene nessun rimorso lo inchioda l'ombra è supina alla luce evaporata è la croce è un fallo bell’e buono! gridano dal loggione. l'autodeterminazione è un corpo sanguinante come un tempo gli scannati brillano a piedi nudi pigiando argento senza sfarzo né fallo quest'oggi nel cerchio dei labirinti i camminanti osano ridurre le distanze
- finalmente
- cos'è l’amore? chiese - uno spavento armonico, rispose - che vuoi dire? - guarda... - non posso, affermò - perché? chiese - mi perdo, rispose - niente ci può immunizzare da questo pericolo, sibilò - non posso lo stesso, ribadì - perché? - ho troppe coccole nel cuore, ognuna è una fata che ho fatto fuggire. - guarda, disse - piango - fallo - sarebbe un mare di lacrime smarrite, disse. - bisognerà pure accogliere queste acque antiche che ti porti nel petto. - ho paura di perdermi, disse piano - finalmente!
- la sedia
accesa è la brace i piedi nell'alcol dalla sedia vedo immagini m'introduco dagli interstizi cadono tizzoni infuocati mani operaie tengono pietre carsiche sul loggione lazzaro riposa tra le fiamme in piedi schiumati i resti della memoria scivolano corpi come graffi in un rovaio di fiamme compagne danza il silenzio
- è permesso
mi presento sono un artigiano con le mani scandisco il tempo materico nel tempo creativo l'incavo poggiato a mestiere riflette nel polso: taglio legni e ne faccio ciondoli collane o giocattoli taglio metalli e ne faccio anelli taglio la pelle e ne faccio borse maschere e tamburi trito la carta e ne faccio lampade quando le mani sono sporche i calli mi premono mi carezzo con creme e saponi che ho creato prima dell'assurdo sono un artigiano è mio il mestiere a dare forma ai sogni anche quando il sudore mi riga la faccia il sole la secca anche quando il freddo mi taglia le braccia le mani si muovono per affermare bellezza sono sempre qua nella città che oscilla da sempre tra medea e antigone ho resistito alla miseria al gelo di santa chiara alle lobby ai capobastoni alle serate vuote alla piccineria. mi mancava l'assurdo: #piazzadantemarket2019 #fieranatalizia dicono che sono l'altra metà dell'arte sarà...
- i ragazzi
chi sono i ragazzi che hanno molestato la ragazza di casoria? che volto avranno i prossimi che oltrepasseranno tale limite? che volto avrà la vittima? è difficile pescare nella testa le parole appropriate, darsi da fare come singoli, prima che come comunità educante presuppone un pensiero. qual è oggi il pensiero che ha l’adulto nei confronti dell’infanzia e l'adolescenza? oltre ad essere ripiegato nella sua torre-celletta di adulto-centrico? da tempo una certa sociologia è persa a bearsi nei meandri della metodologia adottata e nelle tecniche della ricerca sociale senza mai giungere in prossimità di un obiettivo reale ed efficace, sempre a caccia di risultato. la psicologia nemmeno a parlarne con l’idea fissa dell’anafettività, con l'idea di aggiustare gli adulti è perennemente in bilico tra congetture e rappresentazioni. la scuola colma di procedure, funzioni, ruoli, strumenti e nuove prassi si difende nella sua composizione granitica e tende al merito, cancellando ogni giorno anche l'ipotesi di célestin freinet, di maria montessori e mario lodi... tra un pon e un puffo... calpesta la coscientizzazione di paulo freire, sputando definitivamente su la pedagogia non direttiva di alexander neill con le sue consulenze, bandi. sembra voler negare il piacere di conoscere, di appassionare e appassionarsi. quante cose abbiamo nella testa? quante domande abbiamo sulla pelle? quando è stato l'ultima volta che abbiamo cercato centrato gli occhi di un adolescente? ciononostante cesare moreno educatore, formatore e maestro di strada continua a calzare soltanto sandali, non perché la scuola è brutta ma perché manca l'ordinario , forse manca una politica economica della scuola, della cultura e del tempo libero, manca una visione di una scuola collettiva che educhi ad esplicitare la richiesta, una scuola dei legami. manca una visione concreta che vada oltre le previsioni, le proiezioni. è arduo rintracciare le cause di questa violenza, senza cadere a precipizio nella colpevolizzazione di massa, ma bisogna attrezzarsi, bisogna conoscere la struttura emotiva e sociale delle nostre relazioni, il clima che si sviluppa attorno ad esse, i colori. bisogna sapere accettare i diversi punti di vista, comprenderne la sostanza che mettiamo dentro le nostre case. liberarci dai costrutti. per non chiederci ancora: chi sono quei ragazzi? di ragazzi ne ho conosciuti e tuttora li incontro nei laboratori. nelle aule scolastiche. in strada! non è mai facile incontrare l’altro, predisporsi all'informe, offrirsi al dialogo è faticoso. eppure, è l'unica possibilità per stare bene nella scelta di restare. tuttora trascorro molto tempo con loro hanno voci spacca udito, altre volte sono afoni, con occhi che feriscono. altre volte hanno corpi e gesti meccanizzati che non posso non chiedermi cosa farebbe augusto boal? quale gioco-esercizio proporrebbe per demeccanizzare la loro condizione di sofferenza in possibilità? bisogna fare i conti con la dimensione politica dell'educazione e smetterla di rincorrere a fase alterne i superoi del pensiero. ognuno esiste e co-esiste, nonostante se stesso, oltre il quartiere, oltre una mamma che un attimo fa ha dovuto abbandonare i profumi di un’adolescenza per diventare precocemente madre. oltre un padre impaurito, oltre una storia mai qualunque, oltre l'insignificanza. oltre un dolore mai visto, non trattato, non curato, oltre una solitudine non ascoltata. sono soltanto alcuni dei mandanti di questo tempo oppressore e omicida.
- accade
accadde nell'intelletto come nel letto di ritrovarsi chiodo succede di incontrare primula e ritrovarsi punessa accade di risvegliarsi sotto lo stesso tetto sopra l'uguale scendiletto di venire in amore accade nel frastuono di ciotole sbeccate con bicchieri consumati di bastare come di restare a grappolo di fiati i corpi incauti accade amore
- ritrovamenti
ritrovo un vecchio corsivo su fogli ingialliti appunti e punti di domande ritrovo fiato, foto, luoghi ritrovo il ciliegio l'olivo ancora da artigianare che posto ho assegnato all'altro nella relazione dei piedi? mi domando resto in silenzio secca è la stanza mi verso un bianco per entrambi ritrovo strade piacere potenza sotto la pianta del piede
- c'è
c'è guerra sotto il cappello nel battesimo ricevuto nelle tasche nelle vasche tra i peacekeeper nell’assenza del gioire inarrestabile avanza il pensiero di guerra c'è guerra nel mare che non piange mai nelle gore secche oggi si sente rumore di guerra tra gli scontrini accartocciati in cucina sulle pareti e nel soffio dell'impazienza nell'attesa che passi un notturno c'è stizza non perseveranza c'è guerra in ogni posto come un avamposto eppure c'è ossigeno nel tuo guardare c'è vita nel tuo sognare
- icaro
oggi il gallo spezza il canto oggi il danno germoglia il prato oggi il vento asciuga il palmo che nega il pane oggi il tavolo riscuote il danno chi ha mangiato sarà mangiato sei merlo o piccione cherubino o giacobino oggi si mostra il dedalo si pratica il canto offesa la faccia che ricuce la luce nel cambio di stagione la pentola soffrigge il sangue icaro turbante attraente nel dedalo impetuoso sta
- dimentico
la lentezza di un pachiderma la voracità di un appetito la sospensione in una nota la vestizione di una paura le ho viste guardare il passo deciso della luna il tuono dentro il silenzio il degrado che arma l'offesa il gracchiare dentro il pomeriggio la soluzione le ho viste passare nelle ferite spese nelle finestre amore sottopeso sulle parole accenti di offesa le ho sentite urlare
- contromano
dice verità: chi? risponde domanda la tromba è seduta in custodia gli fa compagnia la polvere la voce è assente spiffera la rugosità di una tonalità anarchica l’assenza di una presenza ricorda mia nonna nella controra bambini spruzzarsi acqua diffusi i sorrisi chiede silenzio: a che punto è l’armonia dei fiati? il cuore pompa la polpa un battito non ancora battuto batte forte a perdifiato corre sull'ovale prato di granturco nello stupore dell'arco l'attesa si srotola il pettirosso è ferito tratteggia l’ascesa sussurra: a luta continua l’assolo dell’ottone permane nei campi della mente daccapo













