i ragazzi
- pietrovarriale

- 16 set 2012
- Tempo di lettura: 2 min
Aggiornamento: 31 gen 2025

chi sono i ragazzi che hanno molestato la ragazza di casoria? che volto avranno i prossimi che oltrepasseranno tale limite? che volto avrà la vittima? è difficile pescare nella testa le parole appropriate, darsi da fare come singoli, prima che come comunità educante presuppone un pensiero.
qual è oggi il pensiero che ha l’adulto nei confronti dell’infanzia e l'adolescenza? oltre ad essere ripiegato nella sua torre-celletta di adulto-centrico?
da tempo una certa sociologia è persa a bearsi nei meandri della metodologia adottata e nelle tecniche della ricerca sociale senza mai giungere in prossimità di un obiettivo reale ed efficace, sempre a caccia di risultato.
la psicologia nemmeno a parlarne con l’idea fissa dell’anafettività, con l'idea di aggiustare gli adulti è perennemente in bilico tra congetture e rappresentazioni.
la scuola colma di procedure, funzioni, ruoli, strumenti e nuove prassi si difende nella sua composizione granitica e tende al merito, cancellando ogni giorno anche l'ipotesi di célestin freinet, di maria montessori e mario lodi... tra un pon e un puffo... calpesta la coscientizzazione di paulo freire, sputando definitivamente su la pedagogia non direttiva di alexander neill con le sue consulenze, bandi.
quante cose abbiamo nella testa? quante domande abbiamo sulla pelle? quando è stato l'ultima volta che abbiamo cercato centrato gli occhi di un adolescente?
ciononostante cesare moreno educatore, formatore e maestro di strada continua a calzare soltanto sandali, non perché la scuola è brutta ma perché manca l'ordinario, forse manca una politica economica della scuola, della cultura e del tempo libero, manca una visione di una scuola collettiva che educhi ad esplicitare la richiesta, una scuola dei legami.
manca una visione concreta che vada oltre le previsioni, le proiezioni.
è arduo rintracciare le cause di questa violenza, senza cadere a precipizio nella colpevolizzazione di massa, ma bisogna attrezzarsi, bisogna conoscere la struttura emotiva e sociale delle nostre relazioni, il clima che si sviluppa attorno ad esse, i colori.
bisogna sapere accettare i diversi punti di vista, comprenderne la sostanza che mettiamo dentro le nostre case. liberarci dai costrutti. per non chiederci ancora: chi sono quei ragazzi?
di ragazzi ne ho conosciuti e tuttora li incontro nei laboratori.
nelle aule scolastiche.
in strada!
non è mai facile incontrare l’altro, predisporsi all'informe, offrirsi al dialogo è faticoso.
eppure, è l'unica possibilità per stare bene nella scelta di restare.
tuttora trascorro molto tempo con loro hanno voci spacca udito, altre volte sono afoni, con occhi che feriscono.
altre volte hanno corpi e gesti meccanizzati che non posso non chiedermi cosa farebbe augusto boal?
quale gioco-esercizio proporrebbe per demeccanizzare la loro condizione di sofferenza in possibilità?
bisogna fare i conti con la dimensione politica dell'educazione e smetterla di rincorrere a fase alterne i superoi del pensiero. ognuno esiste e co-esiste, nonostante se stesso, oltre il quartiere, oltre una mamma che un attimo fa ha dovuto abbandonare i profumi di un’adolescenza per diventare precocemente madre.
oltre un padre impaurito, oltre una storia mai qualunque, oltre l'insignificanza.
oltre un dolore mai visto, non trattato, non curato, oltre una solitudine non ascoltata.
sono soltanto alcuni dei mandanti di questo tempo oppressore e omicida.



Complimenti per l'analisi critica sull'educazione